PREMANA – itinerario2018-07-27T13:32:19+00:00

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ALTA VALVARRONE

la via del ferro

Le rosse vene di ferro che corrono sottoterra nell’alta Val Varrone e nella conca di Biandino vennero scoperte nell’antichità, si presume in epoca preromana anche se le testimonianze certe hanno inizio dall’anno mille d.C. Da allora vennero sfruttate, a fasi alterne, fino alla meta del secolo scorso. Questo percorso vi porterà a scoprire la loro storia che si è intrecciata con quella di Premana. A partire dalla metà del 1800 la concorrenza estera fece crollare, il sistema minerario valsassinese, ma molti paesi della valle seppero valorizzare l’arte della lavorazione del ferro che avevano appreso nel corso del tempo.

A Premana in particolare hanno saputo fare il salto da una tradizione artigianale alla moderna industria divenendo tra i più apprezzati produttori di coltelli, forbici, piccozze e di tutto quello che già i loro antenati sapevano forgiare.

Il percorso che vi consigliamo è denso e ricco, vale la pena di dedicargli un fine settimana. In quota troverete rifugi e luoghi accoglienti dove passare la notte e gustare i formaggi prodotti negli alpeggi seguendo antiche usanze.

MUSEO ETNOGRAFICO DI PREMANA

Cominciate un sabato mattina con la visita al Museo Etnografico di Premana che vi offrirà uno spaccato della storia della lavorazione del ferro e degli strumenti utilizzati nel corso dei secoli, ma anche di come vivevano la vita quotidiana i premanesi che, ogni due anni, con l’evento “Premana rivive l’antico” rievocano la vita lavorativa e domestica di un tempo coinvolgendo l’intera comunitàDa non perdere poi “I Past”, pasti collettivi all’aperto che si svolgono in estate presso i molti nuclei rurali di Premana, uno dei pochi paesi di montagna che ha saputo mantenere vive le sue tradizioni.

0341818085
museo.premana@gmail.com
www.museo.premana.lc.it

PARCHEGGIO GIABBIO

Dopo un pranzo nel caratteristico vecchio nucleo di questo paese aggrappato alla montagna salite in auto e in pochi minuti andate a parcheggiare in località Giabbio, nella zona industriale di Premana,.

Dal parcheggio, si procede sul fondovalle lambendo i numerosi capannoni, oltre i quali prosegue una carrareccia che attraversa il ponte ad arco sul torrente Varrone. Seguite l’indicazione “Rifugio Casere Vecchie di Varrone”.

Siete sulla “strada del ferro “, chiamata così perché serviva a trasportare il ferro estratto dalle miniere della alta Val Varrone. Nel Settecento le fornaci della Val Varrone in totale erano 6, dai punti di colatura quasi tutto il ferro prodotto prendeva le vie per Milano o Venezia (la prua metallica delle gondole è stata realizzata dai premanesi). La strada viene chiamata anche”Strada di Maria Teresa” perché sotto l’impulso di Maria Teresa d’Austria, tra gli anni 1750 e 1760, fu migliorata per consentire un più agevole trasporto del minerale estratto verso le fucine ed i forni fusori dislocati lungo il torrente sotto l’abitato di Premana.

VECCHIO PONTE

Superato il vecchio ponte si comincia a risalire verso le miniere, dopo una mezz’ora di tranquillo cammino che vi ha già permesso di scorgere i ruderi di antiche fucine, vedrete staccarsi sulla vostra sinistra un sentiero che vi potrebbe permettere di raggiungere in circa venti minuti il soprastante abitato di Premana.

GIABI  Agriturismo

340 538 6164
0341 890428
agriturismogiabi@tiscali.it

CAPPELLETTA

Superata una cappelletta da dove avrete una bella vista sulla vallata del torrente Varrone che si sta aprendo davanti ai vostri occhi siete arrivati alla località alpe Forni Sotto che sarà seguita di lì a poco da Forni Sopra. E’ il primo alpeggio che si incontra dopo circa un h.1.30 di cammino dal parcheggio. L’Alpe Forni deve il suo nome agli antichi forni fusori che lavoravano i minerali trasportati a valle dalle miniere. Vi stupirete nel vedere come siano ben tenute le baite e i “casinei”che in estate rivivono così come quelli di tutti gli altri ben undici alpeggi di Premana.

ALPE CASARSA

Sul lato opposto del Varrone, proprio di fronte all’Alpe Forni, ammirate la bellissima Alpe Casarsa a m.1180 situata al confluire della valle dei Barconcelli che ancora oggi, durante l’estate viene “caricata” dagli allevatori di Premana. Vicina all’Alpe Casarsa si trova l’Alpe Vegessa, l’ultima nata delle comunità alpigiane premanesi. All’alpe Vegessa, e già prima lungo il cammino, è possibile trovare punti di ristoro.

Abbiamo ancora un’ora e mezza di strada per arrivare al rifugio Casera Vecchia di Varrone e alla conca dove si trovano le casere che producono il formaggio bitto e la ricotta, ma non ve ne accorgerete perché il cammino costeggia il torrente e attraversa alpeggi e boschi di larici e abeti. Non siete ancora nella terra degli stambecchi e delle aquile, ma già qui è facile sentire il fischio della marmotta che avvisa le altre marmotte dell’arrivo di intrusi nel loro territorio e , con un po’ di fortuna, vedere l’ermellino rifugiarsi nella sua tana, i camosci ed i caprioli fuggire nel bosco.

CASERA VECCHIA DI VARRONE

All’improvviso dopo un piccolo ponte sul Varrone vi si spalanca davanti la conca erbosa dell’Alpe Varrone con gli imponenti Pizzo Varrone e Pizzo di Trona che chiudono la testata della valle. Alla vostra sinistra appare il Rifugio Casera Vecchia, realizzato e gestito dal CAI di Premana. Il rifugio Casera Vecchia insieme al F.a.l.c. e al Santa Rita sono i rifugi che vi potranno accogliere per passare un’indimenticabile notte in quota.

Sta a voi decidere se fermarvi subito e continuare il mattino successivo oppure sfruttare le lunghe giornate estive e proseguire nell’itinerario che sta per offrirvi le perle del percorso.

Basta un breve cammino e siete agli alpeggi del Bitto, il leggendario formaggio che si produce, oltre che in Alta Val Varrone, solamente in Val Gerola, nella Valle di Albaredo verso il Passo di Cà San Marco ed in piccoli alpeggi di Foppolo e Carona sul versante bergamasco delle Orobie.

E’ il momento di presentarvi il Bitto:la tradizione fa risalire la tecnica di lavorazione ai Celti che, scacciati dalla pianura, si rifugiarono in Valtellina. Si presenta in forme cilindriche piatte di diametro tra i 30 e i 50 cm e di altezza da 8 a 12cm. La crosta è sottile e di colore giallo nelle forme di stagionatura fino a 6 mesi e più spessa e color giallo intenso nelle forme di stagionatura più lunga (da 1 a 3 anni, ma si danno casi in cui si conserva oltre i 10 anni). L’aroma deriva dalle essenze delle erbe di cui si nutrono gli animali che pascolano nella valle. Il Bitto viene prodotto con latte di vacca appena munto, a cui va aggiunta una percentuale di latte caprino (dal 10 al 20%), ottenuto dalla Capra Orobica. La sua trasformazione dal latte appena munto avviene generalmente nelle malghe alpine esclusivamente nel periodo in cui gli alpeggi sono “caricati”. Il latte viene lavorato in grosse caldaie di rame dai casari esperti con lavorazione manuale. La salatura viene ripetuta durante la stagionatura ad intervalli di 2 o 3 giorni.

0341 1881142
320 0938346
333 2176114
info@rifugiovarrone.com
http://www.rifugiovarrone.com

ALPE VARRONE

Vi è venuta voglia di vederne la lavorazione o di assaggiarlo, sappiate che nella conca dell’Alta Valvarrone, a poca distanza dal Rifugio Casera Vecchia avete la casera dell’alpeggio dove si produce il bitto secondo la più antica tradizione e potrete assistere alla lavorazione proprio sul luogo di mungitura nei “calecc” piccole costruzioni in pietra coperte da tendoni distribuiti sul pascolo, che vengono allestiti sul luogo della mungitura e dove avviene, nelle caldaie di rame, la prima lavorazione del latte appena munto.

BOCCHETTA DI TRONA

Dal rifugio Casera Vecchia in un’ora di cammino su  una comoda strada militare (con rigorosa dolce pendenza continua del 12%, adatta a portare in quota cannoni e mitragliatrici…) raggiungerete la Bocchetta di Trona a quota 2324 m.

La strada è parte della Linea Cadorna, approntata in preparazione della 1° Guerra Mondiale per resistere ad una eventuale invasione delle truppe austro-ungariche attraverso la Svizzera. Faceva parte della linea Cadorna anche il fortino i cui ruderi sovrastano il passo.

La Bocchetta di Trona è un passaggio importantissimo dell’antica via di comunicazione che collegava la pianura padana con la Valtellina, la Svizzera ed il centro Europa. Alla Bocchetta di Trona si incontrano la via del Ferro, che sale da Premana,  e quella del Bitto, che sale da Introbio attraverso la Valle di Biandino.

Nell’ottobre del 1944 gli uomini della 55° Brigata Fratelli Rosselli passarono da lì nel loro cammino verso la Svizzera per sfuggire ad un gigantesco rastrellamento dei nazi-fascisti che avevano già bruciato, nel marzo del 1944, il rifugio-colonia della Federazione degli Oratori Milanesi intitolato a Pio XI di cui rimangono i resti vicino alla Bocchetta.

RIFUGIO TRONA SOLIVA

Oltre il Passo vi aspetta la Valgerola, in breve potreste scendere al rifugio Trona Soliva ed all’omonimo alpeggio, e proseguendo, in poco più di tre ore, raggiungere il centro del Bitto Storico di Gerola Alta, e con un po’di strada in più, alla Camera Pitta dell’Homo Selvadego a Sacco nel territorio dell’Eco- Museo della Val Gerola.

RIFUGIO FALC

Dopo aver gustato il silenzio e il paesaggio rovinato solo da imponenti elettrodotti avete molte possibilità. Potreste andare velocemente al Rifugio F.A.L.C (sigla che sta per Ferant Alpes Latetiam Cordibus)costruito a 2125 metri di quota dall’omonima società escursionistica milanese nell’immediato dopoguerra. Il F.A.L.C. si trova in una posizione strategica tra il Pizzo dei Tre Signori e le acque del lago d’Inferno. Dalla Bocchetta di Trona ricordatevi di raggiungere il Falc dal sentiero basso, perderete qualche metro di quota, ma eviterete dei passaggi attrezzati su roccette.

328 3432751 Elisa Cielok (gestore del rifugio)
331 7884452 ATTENZIONE! NO SMS
info@rifugiofalc.it
http://www.rifugiofalc.it/

RIFUGIO SANTA RITA

Un’altra possibilità è quella di traversare per il magnifico sentiero “della Tempestada” fino al rifugio Santa Rita con un’ora abbondante di cammino.

Bocchetta, rifugio Falc e rifugio Santa Rita sono situati in una zona ricca di animali. E’ normale vedere l’Aquila Reale volteggiare alta nel cielo o sentirsi osservati da magnifici esemplari di stambecchi o camosci e frequentissimo è l’incontro con le marmotte.

Avete dormito bene in uno dei tre rifugi indicati? Ovunque abbiate dormito vi consigliamo di raggiungere in mattinata la zona del rifugio Santa Rita (ricavato da una costruzione per minatori che lavoravano poco sotto la vicina bocchetta della Cazza).

0341 982034
366 541 3756

MINIERA DEL CALEOTTO

Dal Santa Rita tornerete al Ponte Varrone situato all’inizio dell’Alpe Varrone passando per i sentieri del ferro. La montagna è letteralmente traforata da decine e decine di gallerie da cui i “ferraini” estraevano il minerale ferroso. Lavoravano tutti a cottimo venendo pagati per la quantità di materiale estratto. Per dare un’idea di quanto l’arte di lavorare il ferro fosse sviluppata a Premana basti sapere che nel 1574, quando gli abitanti erano solo 652, fra la popolazione si contavano ben 4 spadari, 3 maniscalchi e 40 fabbri capaci di forgiare coltelli, forbici, inferriate, chiavi, serrature e attrezzi per l’agricoltura. L’estrazione e la lavorazione del ferro continuò fino alla metà dell’800’ quando la rivoluzione industriale sviluppò nuovi mercati più redditizi, anche se, seguendo le indicazioni e i cartelli dei sentieri del ferro, potrete entrare per una settantina di metri nell’imbocco della miniera del Caleotto, in cui l’attività estrattiva venne definitivamente abbandonata solo negli quaranta del secolo scorso. Il materiale estratto veniva cotto con il fuoco per poterlo spezzare in pezzi più piccoli e cominciare ad eliminare le scorie per poi essere trasportato ai forni fusori sparsi nella vallata. L’attività di cottura e poi di fusione rese necessario per secoli un utilizzo enorme di legname soprattutto per la produzione del carbon fossile ottenuto con i “pojat”, cataste di legna ricoperte di terra dove, grazie ad una lenta combustione si otteneva carbone fossile indispensabile per la lavorazione del ferro. Il pojat si costruiva negli “ajal”, piccole radure nel bosco ancora oggi ben visibili e caratterizzate dai residui scuri che sono rimasti sul terreno.

La storia dei forni si lega anche alla letteratura nel senso che la famiglia Manzoni, da cui nacque l’autore dei Promessi Sposi fu per secoli proprietaria di molti dei forni della valle.

Scendendo all’Alpe Varrone potrete osservare i resti di imbocchi di miniere e forni fusori e leggere il passato sui pannelli collocati dalla Comunità Montana Valsassina.

ALPE ARTINO

Rientrati sulla strada che avete percorso in salita al primo tornante vi consigliamo di prendere la deviazione per la Casera di Artino che raggiungerete in una trentina di minuti di comodo cammino.

ALPE BARCONCELLI

Dopo un’altra mezzora di traversata si arriva all’Alpe Barconcelli, un alpeggio caratteristico che venne distrutto dai nazi-fascisti nel 44 dopo uno scontro che portò all’uccisione di cinque giovani partigiani.

AZIENDA AGRICOLA FAZZINI MILENA

A Barconcelli si trova l’Azienda Agricola di Fazzini Milena. Si tratta di una piccola azienda a conduzione famigliare la cui attività principale consiste nell’allevamento di bovini e nella produzione con vendita diretta di latte crudo e formaggio magro stagionato presso l’abitazione al numero 10 di via Vittorio Emanuele II a Premana mentre durante l’estate le vacche sono portate da maggio a settembre all’Alpe Barconcelli.

L’acqua è importante a Barconcelli, sia per le fontane che per la presenza di una teleferica ad acqua, ormai rarissima ed ennesima testimonianza dell’ingegno dei premanesi.

3351247510
fazzinimilena83@libero.it.

STALLE PESCEGALLO

Da Barconcelli si sale passando accanto alle stalle Pescegallo.

Qui si può uscire dal percorso e raggiungere la località “Laghitt” e da lì proseguire fino all’Alpe di Paglio oppure affacciarsi sulla conca di Biandino.

ALPE CHIARINO

L’itinerario, all’altezza delle stalle Pescegallo, prosegue sulla sinistra camminando tra boschi di faggi e larici, attraversando radure e pascoli, raggiungerete le belle baite dell’Alpe Chiarino. Se ne stanno ben allineate e affacciate come un balcone da cui ammirare la Valvarrone, il monte Legnone, il Pizzo Alto, il Monte Rotondo, il Pizzo Mellasc, il Pizzo Varrone e quello dei Tre Signori, oltre che i Monti Lariani e parte della cerchia alpine e persino uno scorcio dei laghi di Como e di Lugano

ALPE ARIALE

Il percorso prosegue su tranquilli sentieri o su comode (ma un po’ più lunghe!) strade agro-silvo-pastorali ed eccoci all’Alpe Ariale, dove è possibile ristorarsi all’agriturismo e godersi l’ampio panorama.

STALLE D’ALBEN

Proseguiamo per le “Stalle d’Alben”, a volte vedrete segnalato l’acronimo GDM (Gir di Mont) che indica il percorso dell’importantissima gara di corsa in montagna che ogni anno vede arrivare atleti da ogni parte del mondo. Presso le Stalle d’Alben ci si può dissetare ad una splendida fontana incastonata nella roccia e rilassare gli occhi su prati verdissimi.

LOCALITA’ PORCILE

Ora la strada scende decisa verso il torrente Varrone, ancora due località, Porcile con i suoi ampi prati ben sfalciati, uno dei “looch” più antichi del territorio con baite perfettamente allineate alle case del nucleo di Premana che vi sta proprio di fronte

La mulattiera scende ripida e piena di storia con i sassi levigati da tanti passaggi di uomini e mandrie oltre che dal trasporto a valle di legna, fogliame e prodotti caseari da secoli preparati negli alpeggi.

LOCALITA’ LAVINOL

Siamo arrivati alla fine del nostro viaggio, ci accoglie Lavinol, nucleo di baite sparse ormai sul fondovalle del torrente Varrone e circondato da un bosco giovane che tradisce il fatto che fino a cinquant’anni fa c’erano ancora pascoli che fornivano foraggio per le vacche di una casera e dunque ancora formaggio che insieme al ferro, i prati e i boschi ci hanno costantemente accompagnato in questi due giorni.

Siamo tornati sulla strada che ci aveva portato in quota, ancora pochi passi ed eccoci al parcheggio.